Alice Basso e la ghostwriter Vani Sarca

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L’irriverente Vani Sarca de L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome, è pronta per una nuova avventura. Forse è la volta buona per trovare un’alternativa a patatine e birra, dovrà infatti imparare a cucinare. Per fortuna c’è il commissario Berganza.

Sto parlando del nuovo romanzo di Alice Basso, Scrivere è un mestiere pericoloso. Ne parlo insieme a lei.

La protagonista del libro è una ghostwriter, tu lavori nell’editoria, diciamo che giochi in casa e questo ti consente di avere un quadro generale sul mondo dei libri. Nel primo capitolo del tuo romanzo d’esordio scrivi: “Ah, piccola Morgana. Se tutti fossero come te, se tutti preferissero non scrivere niente piuttosto che scrivere banalità, io sarei disoccupata.” A circa metà del secondo, ironizzi sul fatto che tutti hanno un libro nel cassetto, mi riferisco al falegname e all’antiquario.

È più una critica al fatto che tutti scrivono e che la maggior parte scrive banalità, è una frecciatina al mondo editoriale o nessuna delle due?

Un po’ tutto insieme, con la specificazione che nel novero dei milioni di tapini col libro nel cassetto mi ci metto pure io: alla fine ho pubblicato, ma, facendo anche solo una proporzione in termini di anni, posso dire di essere stata nella mia vita una con un libro nel cassetto più che una con un libro su uno scaffale. E t’assicuro che i libri che mi sono tenuta nel cassetto erano veramente brutti e meritavano di stare solo lì, o al limite in un cestino! Comunque: il mondo editoriale è fantastico, si presta così bene a frecciate di mille tipi… Ci sono editori che valutano un romanzo in base al numero di scene di sesso che contiene, aspiranti autori che se si vedono rifiutare un romanzo dichiarano che d’altra parte era un romanzo “scomodo”, anche se era la storia di Mamma Oca che insegna a nuotare ai suoi anatroccoli; ci sono quei lettori che adorano criticare il loro scrittore seriale preferito ma continuano a comprarne compulsivamente i libri anche se l’hanno recensito come “bollito” molto tempo prima; ci sono gli autori ossessivamente interessati al numero delle copie vendute, che chiamano in redazione il due gennaio “hai visto mai fossero già disponibili i bilanci dello scorso anno”… Come si fa a non farci dell’ironia, se ci vivi in mezzo, a queste cose? Io erano anni che sentivo prudere le mani per l’urgenza di scriverci su qualcosa di satirico. E sia chiaro: anche gli scrittori che fanno satira sul mondo dei libri possono essere un ottimo oggetto di satira a loro volta!

scrivere vani

A proposito del libro di ricette che Vani deve scrivere, si lamenta che la food blogger Cinzia Croco (che non sto nemmeno a dirti chi mi ricorda questo nome) voglia riadattare tutto il testo secondo uno stile lezioso, sminuendo lo spessore dell’opera e abbassandone il livello a un pubblico smanioso di trovare solo qualche scoop. Il tema dell’“adattamento editoriale” ricorre ogni volta che la protagonista deve scrivere un libro per qualcun altro. Quanto, secondo te, l’editore tende a “castrare” un’opera pur di renderla maggiormente commerciale andando a scapito della qualità?

Guarda, nella mia esperienza si tratta di due cose distinte: da una parte la richiesta della casa editrice di adattare l’opera, cioè di effettuare rielaborazioni e ritocchi al libro, che è già stato messo sotto contratto, prima di darlo alle stampe. Dall’altra, il fatto che questo adattamento sia necessariamente una manipolazione che va a detrimento della qualità. Riguardo al primo punto, sì: è molto molto raro che un libro arrivi allo stampatore così com’è uscito dalle mani dell’autore. Ma è un processo plausibile: se fino a quel momento l’autore non si è avvalso di lettori esterni (parenti e amici non contano) è molto probabile che certi aspetti della sua opera, certe possibili incongruenze, certe digressioni fuori tema, certe sbavature, non gli siano mai saltate all’occhio. Ovviamente è accaduto anche a me, che pure nel resto della vita faccio questo stesso lavoro di editing per i libri altrui! Il ruolo dell’editor è proprio questo: calarsi nei panni “freschi” del lettore vergine e saper comunicare all’autore, e aggiustare insieme a lui, senza forzarlo, le falle dell’opera. Capisci però che, quando segue questo principio, l’editing non è una manipolazione perversa del libro in un’arida ottica commerciale: al contrario, è davvero un passaggio inteso a migliorarne la qualità. Poi – ma come elemento staccato, non necessariamente sempre presente – ci sono le esigenze commerciali, la cui impellenza dipende ovviamente dalla politica dell’editore, per le quali effettivamente è possibile che a un libro che, poniamo, viaggia sul filo del romanzo erotico, venga richiesto di saltare il fosso, aumentare le scene di sesso e rientrare a pieno titolo in quel vendibilissimo genere. In certa misura sono rischi che si possono evitare scegliendo bene l’editore (in genere il catalogo di un editore rivela subito quante possibilità ci sono che chieda di manipolare un libro in una determinata ottica commerciale). Però, ecco, io tendenzialmente suggerirei agli aspiranti autori, una volta che hanno scelto bene l’editore e hanno deciso che di lui si possono fidare, di non chiudersi ai suoi suggerimenti. In fondo autore ed editore dovrebbero combattere dalla stessa parte: a entrambi dovrebbe stare a cuore una buona accoglienza del libro, ed entrambi se ne assumono le responsabilità, visto che il nome di entrambi appare sulla copertina.

Tutti i personaggi dei tuoi romanzi, che poi sono come una grande famiglia che torna in scena, potrebbero essere una sorta di alter ego della protagonista e la protagonista un alter ego dell’autrice. Quanto di te c’è in tutti loro?

Nah, fortunatamente fra me e Vani permane ancora un po’ di differenza! Abbiamo più o meno la stessa età (lei è un filo più giovane, maledetta), facciamo un lavoro simile (anche se io la ghostwriter vera e propria non l’ho fatta mai, e oserei dire per fortuna), osserviamo il bizzarro ambiente editoriale che ci circonda. Ah, e siamo schiave della battuta sarcastica, a volte anche quando siamo le sole nella stanza a coglierla. Però lei è molto più sociopatica, prevenuta e spigolosa. Io sono una specie di cocorita allegra… Quanto agli altri personaggi, di Berganza vorrei avere la misurata eleganza e l’autorevolezza (ovviamente, in me non ve n’è traccia); in Riccardo ho raccolto i tipici difetti degli intellettualoidi nei quali ogni tanto scivolo anch’io: la supponenza, l’autocompiacimento nell’affabulare, e così via. Ecco, forse i due personaggi nei quali mi ritrovo di più sono i due ragazzini, Morgana e Ivano, rispettivamente la quindicenne vicina di casa di Vani e il nipote tredicenne del commissario, che data l’età hanno tutto il diritto di esprimere insicurezze e domande e di non essere ancora per forza tutti d’un pezzo…

Vani

Emerge una grande passione per i gialli, sia dalle citazioni che dalla costruzione stessa di alcune parti del romanzo, ma soprattutto c’è il commissario per eccellenza, con l’impermeabile e un bicchiere di bourbon in mano: Berganza. Questo mi sembra assolutamente il personaggio che preferisci, è così?

A onor del vero, se la gioca all’arma bianca con Morgana. Però è così: Berganza è un frullatone di tutte le caratteristiche che ho trovato simpatiche e accattivanti nei grandi commissari della tradizione dell’hard boiled, primo fra tutti Philip Marlowe con le sue battute fulminanti e l’aria di uno che, qualsiasi cosa gli capiti davanti, tanto ne ha già viste troppe per sconvolgersi ancora. È veramente divertente poter giocare con personaggi così! Per me in particolare è stato un vero godimento cesellare i dialoghi fra Berganza e la protagonista, improntati all’ironia e alle intuizioni condivise.

Un’altra costante è la presenza di Morgana, ovvero una piccola Vani in potenza. In quest’ultimo romanzo la ghostwriter si ritrova a scrivere una canzone per la giovane amica. Tu canti in due band, quindi di canzoni te ne intendi. Quella che hai scritto per Morgana, la canterai? Come la vedi una presentazione del libro con intermezzi musicali direttamente dal Quicksand mentre un signore in impermeabile spadella le ricette di Irma?

Con più sollievo che rammarico lasciami intanto assicurare a tutti gli uffici d’igiene d’Italia che il Quicksand, il localaccio sporco e malfamato in cui Vani finisce in ogni libro, grazie al cielo non esiste. (Ammetto di averne frequentati di simili, perlomeno prima che cambiassero gestioni, ma così pessimi mai). Quanto alla canzone, be’, sì, in effetti lei esiste eccome: l’abbiamo eseguita con una delle mie due band, quella più rockettara (con l’altra suoniamo country-blues acustico e per vani sarebbe stato troppo poco hard); se vi va di ascoltarla la trovate sulla mia pagina Facebook, fra i video della pagina Facebook di Garzanti, oppure direttamente sulla pagina Facebook della band, che si chiama Soundscape 2.0. Si intitola “Il gioco dell’Inferno e Paradiso” – per ragioni ovviamente spiegate nel libro – ed è stata un esperimento veramente divertente!

Riccardo Randi. Il bellissimo ex fidanzato di Vani è sempre nei paraggi. Lo sai vero che non puoi lasciare i lettori sul quel marciapiede senza sapere come andrà? Soprattutto adesso che c’è una nuova sfumatura rosa tra Vani e il commissario. Ci sarà un seguito?

Be’, quando nell’ormai lontano 2014 (no, non è così lontano, ma a me sembrano passate due vite da allora) decisi di provare a fare il salto e di inviare a un agente letterario il mio primo libro, “L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome” (che all’epoca ancora non si chiamava così), io lo dissi subito: “Visto che ci sto provando, ci provo fino in fondo, e ve lo propongo come primo episodio di una potenziale serie”. Andò bene: l’idea della serie piacque, “Scrivere è un mestiere pericoloso” è il secondo e il terzo è in cantiere. Anzi, visto che i miei editor mi hanno detto che gradirebbero visionarlo prima dell’estate, facciamo che finita quest’intervista torno a scrivere, perché giugno è dietro l’angolo, okay?

Grazie mille e a presto!

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