Cerimonia di Luna piena

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“È tutta colpa della Luna, quando si avvicina troppo alla Terra fa impazzire tutti”, recitava William Shakespeare. È il caso di questi giorni, nel primo Plenilunio del 2018, la Luna è al massimo della sua pienezza, tornata nel segno del Cancro. Nella sua fertile completezza d’acqua, riporta a risvegliare la parte femminile dentro ognuno di noi, la parte materna di creazione, accoglienza e cura.

Decido di partecipare a un rito di celebrazione di Luna piena. Avviene nel centro di Prato, presso l’Associazione Pachamama. Siamo circa una ventina, ci sediamo in cerchio intorno a cristalli e candele. Sonia La Marca, operatore olistico e ipnologa, conduce la cerimonia. Inizia invitandoci a recuperare il tempo naturale che scorre dentro ognuno di noi, a ascoltare il groviglio emozionale alla base della nostra sfera affettiva.

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Su un foglio possiamo scrivere la nostra richiesta alla Luna intensa e creatrice, deve essere attinente al rapporto con la madre o alla relazione con le donne. Il foglio può essere esposto alla luce lunare per i prossimi quattro giorni, oppure seppellito insieme a un dono alla terra.

Facciamo un lavoro a coppie, in piedi, schiena contro schiena. Ascolto la persona dietro di me, ne percepisco la presenza attraverso i punti di contatto. Ondeggia, si lascia andare alla musica, mi prende anche le mani mentre Mercedes Sosa canta “Todo cambia”. Io invece sento di restare immobile, di dover essere un punto fermo, di offrirle stabilità e sicurezza. Lascio che si appoggi, voglio sostenerla, mi radico bene a terra sentendo la distribuzione del peso sulla pianta dei piedi. Ho la percezione delle relazioni liquide e veloci, ho bisogno di fermarmi, di accogliere.

Sonia spiega come l’incontro con l’altro non sia mai casuale, che è una parte di noi che dobbiamo vedere e a me viene da sorridere mentre sento la spensieratezza della mia compagna. Le sue scapole ballano sinuose sulle mie, è lei a prendere l’iniziativa, mi fa da specchio in questo, ma scopro che forse non posso permettermi di lasciarmi andare, che raccolgo tutte le forze e mi centro su me stessa. Ci giriamo una di fronte all’altra, ci guardiamo negli occhi e lei mi dice: “Sembri me da giovane”, chissà.

Torniamo alla potenza del cerchio, mentalmente ognuno fa una domanda, Sonia pesca una carta dal mazzo dell’Arcangelo Gabriele, orientamento e guida, tutti possiamo dare una personale interpretazione del messaggio che emerge: “Le orme sulla sabbia sono le mie, le ombre sul muro sono le mie, le paure nel tuo cuore sono le tue.”

Il rito, più complesso e articolato degli esempi riportati, si conclude con la condivisione delle emozioni provate e la gratitudine collettiva per l’energia ricevuta e messa in circolo. Un’esperienza indubbiamente particolare.

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