Il lenzuolo di Clelia Marchi

 |  | No Comments

È un giorno di inverno del 1986, piove. Una signora di 74 anni è appena scesa alla stazione di Arezzo, con lei il sindaco, l’assessore alla Cultura, ma anche parenti e amici. La donna tiene sottobraccio un grosso rotolo che gli altri la aiutano a sostenere, è Clelia Marchi, una contadina mantovana, nata nel 1912 a Poggio Rusco.

Clelia

Clelia Marchi

Clelia è diretta a Pieve Santo Stefano, dove Saverio Tutino ha fondato, da pochissimi anni, l’archivio dedicato alle scritture autobiografiche degli italiani. A accoglierla c’è anche Grazia Cappelletti, è lei che mi racconta la sua storia: “Aveva le gambe leggermente ricurve, il viso rugoso e espressivo.”

La immagino salire quei sedici scalini portando il peso delle parole, sottobraccio infatti, tiene il lenzuolo su cui ha scritto le sue memorie: “Care Persone Fatene Tesoro Di Questo Lenzuolo Chè C’è Un Pò della Vita Mia”, inizia.

Clelia

Salone Consiliare

“Si appoggiò sul tavolo laterale e iniziò a srotolarlo piano, togliendo via via i fogli di giornale che aveva messo per proteggere le scritte.” prosegue Grazia. E così, su quel massello si stendono i giorni difficili di Clelia davanti agli occhi increduli dei presenti.

Il lenzuolo è una sorta di monumento funebre dedicato al marito Anteo, morto in un incidente stradale. Dalla sua scomparsa, dormire era diventato sempre più difficile, allora Clelia inizia a scrivere sui cartoncini che trova in casa, rilegandoli all’uncinetto con lane colorate. La carta finì, ma la voglia di tenere memoria di sé, del marito, del suo paese, continuava a chiedere di essere raccontata inarrestabile. Fu così che aprì l’armadio e prese quel lenzuolo: “La mia maestra Angiolina Martini mi aveva spiegato che i Truschi (Etruschi) avevano avvolto un morto in un pezzo di stoffa scritto. Ho pensato che se l’hanno fatto loro, lo posso fare anch’io.”

Ogni sera Clelia si siede sul letto, posiziona il cuscino sulle ginocchia e lascia scorrere la stoffa sotto l’intreccio dei ricordi dando vita a un bellissimo monumento tessile. Cura ogni dettaglio del suo lenzuolo-libro, numera le righe per facilitarne la lettura, inserisce come ornamento fiocchi rosa e fotografie, non manca nemmeno il titolo: “Gnanca nà busia.”

La prima parte si snoda attraverso aneddoti che riguardano l’infanzia, la vita contadina, la madre che rompeva il ghiaccio con una zappa per lavare i panni sporchi di pipì, la bambina portata dal dottore in bicicletta dentro la cesta del pane, l’incontro con il futuro marito.

CleliaA 14 anni Clelia iniziò a lavorare “dietro alla macchina del frumento”, fu tra il filo di ferro e la paglia che conobbe Anteo: “non avevo visto chi c’era dall’altra parte della macchina: o chi mi all’ungava il filo di ferro; ò guardato, era un uomo bello, biondo, con gli occhi azzurri.”

Lui ha 25 anni, le promette che quando lei ne avrà 16, la sposerà. Il 21 febbraio del 1929 nasce il primo di otto figli.

Clelia racconta di una vita povera, con due sedie e una vecchia tavola che “aveva un piede solo; e gli altri 3 le abbiamo messo una pigna di pietre fino alla pari dell’altro piede.”

Immagini che scorrono davanti agli occhi del lettore e ricostruiscono la quotidianità di questa donna dalla straordinaria forza d’animo.

cleliaPoi succede che il 12 marzo del 1972 Anteo muore investito, sei mesi dopo avrebbero festeggiato i loro 50 anni di matrimonio, ma non c’è mai fine al peggio. E allora Clelia piange mentre in braccio ha la nipote di 17 mesi: “quando piangevo io: piangeva anche lei poverina: cercavo di non farmi vedere dalla bambina, quando piangevo: Ma quando il pianto viene! Viene e nessuno l’ò può fermare.”

Piange e scrive, di notte, nel silenzio della solitudine, perché la notte è “il momento della verità, e il momento: ò l’ora dei ricordi chi non à dolori non possono comprendere certe cose.”

cleliaE così, tornata a casa tardi, con ancora in testa le parole di tutte le persone che hanno accompagnato il mio viaggio dentro l’Archivio diaristico, di notte ho letto quel lenzuolo trascritto nel libro edito da Il Saggiatore. Ho ripetuto sottovoce le parole di Clelia perché non venissero dimenticate.

Categories: News dal mondo culturale
Tags: , , , , , ,
  • Archivi