Il noir di Antonio Fusco

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È uscito da poco il nuovo romanzo di Antonio Fusco, La pietà dell’acqua, il commissario Casabona è di fronte a un nuovo cadavere, quello di Larry Stone (Leggi la recensione).

Lo scrivere noir pensa sia una diretta conseguenza del suo lavoro o è un genere al quale avrebbe approdato anche se avesse fatto un altro mestiere?

L’attinenza con il lavoro che faccio mi facilita. I dialoghi, la descrizione dei luoghi e delle tecniche investigative vengono a galla in modo spontaneo e naturale, ma non tutti quelli che fanno questo mestiere scrivono noir. Diciamo che di base ci vuole una passione per la scrittura che, nel mio caso, si orienta in modo naturale verso il genere noir.

Leggere la storia del Commissario Casabona sapendo che l’autore è un funzionario della Polizia di Stato, dà sicuramente una chiave di lettura più ampia e porta a riflessioni anche sociologiche. Lei dedica il suo libro La pietà dell’acqua, alle vittime civili di tutte le guerre, alle persone che si sono dedicate alla ricerca della verità e fa riferimento alle stragi naziste “con le quali la coscienza civile e politica del nostro Paese non ha voluto fare i conti sino i fondo”. Si tratta di un interesse che nasce da un’esperienza precisa o dall’intolleranza verso l’ingiustizia in generale?

Nasce dalla passione per la ricerca della verità, che è lo scopo ultimo del lavoro di investigatore. Chi indaga cerca la verità per metterla a disposizione dei Giudici in modo che possano fare giustizia.

Nel romanzo anche Casabona lotta per riportare alla luce la verità. Si è ispirato a uno dei tanti documenti ritrovati nel citato armadio della vergogna per scrivere del Case 178?

Mi sono ispirato ad una storia vera avvenuta in un piccolo paese della provincia di Caserta: Caiazzo il 13 ottobre del 1943, furono massacrati dai tedeschi in fuga due interi nuclei familiari: quattro uomini, sette donne e undici bambini. William Stoneman, un corrispondente di guerra del Chicago Daily News, e l’italoamericano Joseph Agnone, con il loro caparbio impegno riuscirono a fornire alla giustizia gli elementi per processare e condannare i responsabili della strage. Questo ancor prima che venisse scoperto “l’armadio della vergogna”.

Spesso fa riferimento alla musica, I cerchi nell’acqua è il componimento dietro il quale mi sembra di scorgere l’autore…

È un brano di una cantante francese, Françoise Hardy (ripreso in Italia da Memo Remigi), e si intitola” Des ronds dans l’eau. In italiano I cerchi nell’acqua. Parla di un sognatore, di una persona che nonostante il passare del tempo e il sopraggiungere dell’età adulta continua a sognare e a fare cerchi nell’acqua, senza curarsi dell’essere deriso dalla gente.

Nel suo primo romanzo, Ogni giorno ha il suo male, mi hanno colpito molto le righe in cui parla del confine tracciato dalla bindella bianca e rossa che separa l’ordinario dalla scena del crimine. C’è un’innata curiosità nelle persone che non si ferma nemmeno di fronte alla morte, forse è solo un tentativo per esorcizzarla. Chi invece, quella linea la oltrepassa per lavoro, come Casabona, si porta dietro ombre e incubi. Anche per lei è così?

Tutti quelli che svolgono professioni di aiuto si portano dietro i ricordi di ciò che hanno vissuto, che siano belli o brutti. È proprio. grazie a quei ricordi che matura l’esperienza. Pensiamo agli operatori sanitari, ai vigili del fuoco, ecc. Non ci si fa mai l’abitudine veramente. Qualcosa passa sempre e resta dentro.

Grazie.

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