Intervista all’editor Massimiliano Governi

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Come vivevano i felici di Massimiliano Governi

La storia di Bernard Madoff, uno dei più grandi criminali statunitensi accusato di frode finanziaria.

Leggi la recensione.

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Ho letto il suo libro molto volentieri e mi ha colpito il lato umano del personaggio di Madoff che è riuscito a trasmettere. Sarebbe stato molto più semplice e banale puntare semplicemente il dito contro una persona già condannata. Come mai ha scelto di recuperare questa storia e che tipo di percorso ha fatto, cioè come si è informato, se ha parlato con qualcuno della famiglia…

Governi: “Allora. Tre anni fa, ho letto sul giornale del suicidio di Mark Madoff. Non sapevo quasi niente della sua famiglia, di suo padre, del suo arresto, né tantomeno dello Schema di Ponzi. Sono andato su Google immagini per vedere la sua faccia e mi sono trovato la foto di lui impiccato, il corpo gonfio, il sangue indurito sotto al naso, gli occhi aperti. Mi sono raggelato. Un minuto dopo la foto non c’era più, era stata cancellata. Probabilmente l’aveva messa qualcuno della Scientifica, o qualche fotografo arrivato per primo sul posto. Non so. So solo che quell’immagine è penetrata dentro di me, molto a fondo. Stavo scrivendo un altro libro, mi sono fermato e ho cominciato a scrivere questo sulla famiglia Madoff. All’inizio era in terza persona, ma non funzionava. Quando sono passato alla prima, sono andato spedito e non mi sono più fermato. Ho fatto qualche ricerca su Google e su Youtube, poca roba. La maggior parte delle cose che ho scritto sono inventate – però ci sono certi dettagli veri che mi hanno aiutato molto. Ecco.”

Davvero singolare. E l’altro libro pensa di riprenderlo?

Governi: “Penso di sì. Ci provo.”

Un piccolo indizio su cosa sarà? Se è lecito chiederlo…

Governi: “È la storia di un sopravvissuto a un massacro, ma non è detto che io poi lo scriva. Una cosa che mi piacerebbe fare – rimarrà sorpresa – è la biografia di Lapo Elkann. Del resto, per la Ferrari color puffo del protagonista, ho preso a modello la sua macchina. E all’inizio il romanzo si chiamava proprio così: “Una ferrari color puffo”. Ma poi mi sembrava troppo pop, e ho cambiato.”

Questa cosa della Ferrari è buffissima! Per la biografia sono un po’ perplessa, ma sono sicura che lei la renderebbe più interessante di quanto non sia in realtà. D’altra parte, è un personaggio dei nostri tempi e tenerne traccia è sicuramente utile. Tornando al suo libro…

Come è arrivato alla scelta di una narrazione attraverso flashback? È stato un atto coraggioso, in quanto è difficile perdersi. Io stessa inizialmente ho fatto fatica a seguire le date, poi mi sono lasciata trasportare dal semplice scorrere degli eventi e ho capito che, forse, non erano così importanti.

Governi: “Ho iniziato a scriverlo subito così, usando il jump-cut. Io sono anche un editor e sento istintivamente quasi subito qual è il modo giusto per raccontare una storia. Scriverlo con una narrazione lineare avrebbe annoiato per primo me. E poi volevo che il lettore si sforzasse un po’: ricostruendo come in un gioco di intelligenza l’ordine di svolgimento dei fatti.”

Nel nome “Rambo Investimenti” c’è una sottile ironia?

Governi: “Be’, ci sono tutti gli anni ’80 in quel nome.”

Massimiliano Governi

Forse è una domanda scomoda: lei cosa pensa di Bernard Madoff? Nel suo libro non sembra “condannarlo”, anzi, a tratti viene da compatirlo.

Governi: “Uno scrittore deve avere una certa capacità di empatia. Io quando scrivo entro nelle teste e nei cuori dei miei personaggi: mi pare di sentire i loro pensieri e i loro desideri più infimi.”

Come sarebbe Come Vivevano i felici raccontato dal Madoff di oggi, in galera per il resto dei suoi giorni?

Governi: “Non saprei, non mi interessa molto quello che fa: se suo figlio non si fosse suicidato non mi sarei mai interessato a lui e alla sua storia. Sono padre, ma nei miei libri sto ancora dalla parte dei figli.”

Sarebbe davvero bello, se Madoff potesse leggere il suo libro…

Governi: “Non credo che lo leggerebbe. Non lo prenderebbe nemmeno in mano. Mi immagino Bernard Madoff come una macchina da rimozione.”

Mi colpisce questo suo ultimo commento, il distacco dal personaggio, ma allo stesso tempo il coinvolgimento per la vicenda del figlio che le ha dato l’input per scrivere il libro. Grazie davvero, è stato gentilissimo. Qualsiasi cosa deciderà di scrivere, la leggerò con piacere.

Governi: “Grazie a lei, ho risposto volentieri.”

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