L’esordio di Valentina Cebeni

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L’ultimo battito del cuore

Penelope si è appena svegliata dal coma, il primo pensiero va a Adam, il suo fidanzato. I medici le comunicano che è morto e sono stati donati gli organi. Tutto assume immediatamente un’altra forma dopo quell’incidente. Penelope smette di andare a lavorare e di pagare il mutuo della casa, a soccorrerla sua sorella Addison…

Leggi la recensione.

Questo è il tuo primo romanzo, come sei arrivata alla pubblicazione?

Alla pubblicazione sono arrivata alla “vecchia maniera”: ho inviato il manoscritto, e quasi dopo un anno la Giunti mi ha chiamato per dirmi che il testo che avevo loro sottoposto era piaciuto molto, e che desideravano incontrarmi…è stata un’autentica emozione, un momento di pura felicità che porterò sempre con me!

Racconti del forte legame tra la protagonista Penelope e sua sorella Addison. Nel delineare questi due personaggi, ti sei ispirata al rapporto con tua sorella Monica alla quale dedichi il libro e che, come scrivi, ti ha sempre sostenuta?

Penelope e Addison sono una coppia di sorelle molto particolare, perennemente in conflitto seppure legate in modo viscerale, ma il loro rapporto è molto diverso da quello che ho con mia sorella (fortunatamente!). Tuttavia la forza del legame che le unisce, quella sì, trovo che accomuni tutte le coppie di fratelli.

Come hai scelto i nomi Adam e Penelope?

I nomi di questi due personaggi in particolare sono stati un po’ frutto del caso e un po’ il parto della mia mente; Adam è quello che si può immaginare, il primo e unico uomo che la protagonista abbia mai amato, mentre Penelope, come emerge dalla storia, è una donna che tesse la tela della sua vita disfacendola ogni volta, proprio come il personaggio epico. Lei infatti è una donna che fa dell’attesa la ragione del suo stesso essere: da bambina aspetta di avere una famiglia vera, un guscio che la protegga e in cui sentirsi accolta, da adulta di vivere una vita con Adam, e quando poi lo perde aspetta di morire e rinascere, ma il fulcro della sua ricerca interiore è e rimane l’attesa di un amore che la vita le concederà solo saltuariamente, esigendo da lei un prezzo ogni volta più alto. Penelope incarna quindi l’attesa, e la profonda solitudine che spesso la accompagna.

Ho letto un richiamo all’incipit di Anna Karenina, è stata solo una mia impressione?

Anna Karenina, così come l’intera produzione tolstojana, è stata il mio primo amore letterario, un sentire che mi è rimasto aggrappato ai vestiti e che spero non se ne andrà mai. Sono cresciuta leggendo i grandi romanzieri russi e francesi, ma la vicenda familiare di Addison, con tutte le sue zone grigie e la quinta di infelicità intorno alla quale si muovono tutti i personaggi, ha reso il parallelismo con il capolavoro tolstojano naturale, quasi involontario, direi, nonostante le due storie siano profondamente diverse.

Valentina Cebeni

Leggendo delle continue litigate di Penelope con la sorella, viene da chiedersi perché non se ne vada da casa sua, tanto che a un certo punto Tristan stesso glielo domanda. In realtà, andando avanti, ci si rende conto di come le due sorelle siano indispensabili l’una all’altra, nonostante rimangano a mostrarsi tutto il loro astio, qualcosa di più profondo le tiene unite. Sarà poi Penelope, infatti, a rivelare che la sua permanenza in casa di Addison è stata come un ospedale in cui si rimane per guarire e poi si esce. A questo proposito, osservavo come sia necessario passare attraverso il dolore per guarire e tu poni la protagonista di fronte non solo alla morte dell’amato, ma a tutti i fantasmi del suo passato, cosicché una volta superata quella fase, può essere davvero una donna libera.

Credo fermamente che per guarire da un dolore, o semplicemente per trovare se stessi, occorra spezzarsi e ricomporsi, e questo in fondo è il cammino che Penelope intraprende nel romanzo. Per ritrovare il contatto con il suo vero io lei affronta tutto quello che la vita, con il suo correre sempre avanti, ostaggio del tempo, ci spinge ad accantonare. Per questa ragione lei non scappa via dalla casa di Addison; nonostante abbia l’anima scheggiata Penelope continua a combattere, inizialmente in modo inconscio, poi sempre più consapevolmente, per riprendersi la donna che ha dimenticato, o che forse non ha mai conosciuto.

Oltre alla storia della protagonista, ci sono una serie di sottotrame interessanti. Come quella che riguarda Addison e il marito Ryan, una relazione consumata dall’abitudine. Il rapporto di odio amore tra le sorelle a cui accennavo prima, permette anche di superare un grave tradimento all’interno della famiglia, come quello della sorella e il cognato. Forse questo è l’unico elemento su cui Addison poteva davvero oltrepassare il punto di non ritorno e rompere con Penelope, perché hai scelto la via della conciliazione?

Nei rapporti umani, di qualunque natura essi siano, non esiste il bianco o nero, soprattutto quando si parla di sentimenti. Addison odia Penelope per la ferita che le ha inferto, una ferita terribile e dolorosa per il suo ego e per l’idea della famiglia perfetta che insegue da tutta la vita, ma sa anche che non può sfuggire alle sue colpe, per questo sceglie di non troncare con la sorella. Lei, nonostante il suo carattere d’acciaio, sa che il tradimento consumato fisicamente dal marito e da Penelope in realtà non è altro che il riflesso del suo tradimento, più profondo e lacerante, con il quale ha lasciato annegare il suo matrimonio nell’oblio della routine. Anche Addison, come la sorella, dopotutto cerca solo di far pace col passato e ritrovare se stessa, ma per far ciò ha bisogno di riconciliarsi con il passato, e quindi con Penelope.

Ho trovato davvero molto bella l’idea di una ferita che non è solo interiore, ma anche fisica, come esprimi attraverso il personaggio di Tristan, rendendolo più vicino alla protagonista. Quello che ha sul petto è un taglio di duplice valenza: con il passato perché Penelope trova un nuovo amore, ma anche un taglio strumentale a unire passato e presente, nella parte del corpo che rappresenta l’amore per eccellenza, il cuore.

Tristan è piuttosto complesso, la cui ferita potrebbe essere considerata a tutti gli effetti come un secondo personaggio. Lui, e in particolar modo il taglio chirurgico che gli corre lungo il petto, rappresentano per Penelope la porta tra il passato e il presente, ma soprattutto il tramite verso la rinascita. Tristan e la sua ferita rappresentano Eros e Thanatos, il riassunto di tutto quello che Penelope sta disperatamente cercando dopo la morte del suo Adam, e la spinta verso quella vita e la donna che grazie a lui lei scoprirà di essere. Tristan rappresenta per Penelope il suo specchio, quello da cui cerca di fuggire e che continua a cercare, Adam, la speranza e quell’amore unico e grande di cui il suo cuore è da sempre affamato. Tristan, in definitiva, rappresenta la vita stessa.

Grazie per aver accettato l’intervista e per la tua gentilezza.

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