Cronache filiali di madri e di famiglie. Giovanni Lindo Ferretti

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Si dice che il 13 dicembre, Santa Lucia, sia il giorno più corto dell’anno. Senz’altro, per Giovanni Lindo Ferretti questo giorno assume molteplici valenze. Il ricordo dei racconti della madre, prima di tutto. “Cronache filiali di madri e di famiglie” si snoda attraverso la narrazione intima della vita del “cantore”. Ecco che le parole evocano il padre che rincasa presto e armeggia insieme al fratello, è come mettere l’occhio in un monocolo e aprire un varco temporale che porta tutti in spazi mai abitati: “I monti negli occhi, il vento nell’orecchio”. Le scene senza colori di cui Ferretti parla, diventano vive dentro la chiesa di San Pietro di Reggio Emilia, ogni brano è un carico di emozione che cresce. È la volta di Annarella, scritta proprio pensando al padre.

L’oro dell’altare incombe sui musicisti, Ezio Bonicelli al violino, Luca Rossi alla chitarra elettrificata e Paolo Simonazzi alla ghironda, zampogna, mandoncello e organetto. La luce che scaturisce dall’abside è messa in risalto dalla presenza centrale di Ferretti che, come un magma oscuro, calamita l’attenzione con la sua voce viscerale e limpida. L’altare è il fulcro infuocato di una storia che si srotola lungo la navata, ogni parola è piena, sembra assumere una propria tridimensionalità: ridevamo di me, l’immagine perfetta del figlio mammone; ridevamo di noi, che sperimentavamo contro ogni logica la dolcezza del vivere, racconta riferendosi alla madre. Vedova con due figli, le si illuminavano gli occhi quando d’improvviso un ricordo attraversava il vuoto. Prima di intonare Cronaca montana, la memoria torna alla nonna: “Non andare a scuola oggi, arriva la mia ora e ho ancora delle cose da dirti.”

Ferretti

Cronache filiali di madri e di famiglie

Chiesa di San Pietro – Reggio Emilia

Il tempo è fondamentale, la realtà entra continuamente nelle canzoni di Ferretti plasmando i contenuti, la musica è uno specchio che diventa deforme restituendo un’immagine provocatoria, talvolta caricaturale. Come ha affermato egli stesso: “Io ho bisogno della critica, dello scontro. Se non disturbo, se non colpisco, mi sento malissimo, fuori dal mondo.” Ma come si vive in questa “immediatezza sradicata da ogni contesto”, ora che ognuno è “proteso a una realizzazione disincarnata e massificata”? Ecco le note di Depressione caspica, il cui verso “No non ora non qui” riprende il primo romanzo di Erri de Luca.

Alla fine degli anni Ottanta, torna nel suo borgo, ed è proprio nel silenzio della casa di montagna, che riscopre la fede. Entra nel Consiglio Pastorale della parrocchia, aiuta gli anziani e, a volte, redige testamenti. Madre nasce spontanea, è così profondamente intima, che chiede a Massimo Zamboni, figura fondamentale nella sua carriera artistica e amico fraterno per diciotto anni, di ascoltarla dandogli le spalle e di non dire niente se riteneva che non potesse essere dei CCCP.

Ascoltare Giovanni Lindo Ferretti dal vivo è un’esperienza mistica, una terapia. Le rivisitazioni dei brani per questa occasione, danno i brividi. Conclude omaggiando l’amico da poco scomparso, Ero Righi, con la canzone che preferiva: Amandoti. È stato merito di Righi se Ferretti si è avvicinato al teatro contemporaneo, ai musicisti jazz e alle musiche popolari e tradizionali.

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