Il Secondo figlio di Dio – Simone Cristicchi

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Vita morte e misteri di David Lazzaretti, l’ultimo eretico.

Chi era David Lazzaretti?
Questo il punto di partenza per ricostruire una vicenda che non è soltanto una storia, ma un percorso interiore, un dipanarsi piano dell’oscurità che avvolge le domande esistenziali. Già spettacolo teatrale, “Il Secondo figlio di Dio. Vita, morte e miracoli di David Lazzaretti”, è adesso un’opera letteraria. Simone Cristicchi sviscera la storia del Cristo dell’Amiata evidenziandone da un lato la natura di umile barrocciaio, dall’altro la grandezza spirituale di un possibile nuovo Messia.

A narrare in prima persona è Antonio Pellegrini, colui che il 18 agosto 1878 sparò su Lazzaretti uccidendolo. Al posto suo sono morto io, dice, e infatti la morte di David diventa un pretesto per raccontare la propria. Attraverso la ricostruzione dei fatti accaduti, Pellegrini prende man mano consapevolezza del contesto socio politico che lo ha manovrato: “ho eseguito gli ordini”, una frase che ritorna nel tentativo di giustificare quello sparo, ma che non è sufficiente, perché afferma: “non so più chi sono dopo aver incontrato David Lazzaretti.

Se il barrocciaio è stato ucciso, non è morto certo il suo credo. Pellegrini è di fronte alla morte dell’anima, ha bisogno di ricostruire la propria identità e prova a farlo utilizzando Lazzaretti come specchio, ma è uno specchio ancora troppo deformante per capire. Ecco che entra in gioco un altro personaggio chiave, quello di Rosa, figlia di uno dei seguaci di David: “La luce che ti porto illumina, oppure acceca.”

Insieme a Rosa e a Isidoro Maggi, difensore dei Lazzarettisti, Pellegrini seguirà le vicende processuali che dovranno stabilire se siamo di fronte a dei socialisti rivoluzionari o a ingenui creduloni. Conclusioni opposte a cui si giunge in base alla scomodità di certi personaggi, prendiamo Lazzaretti stesso: santo o eretico?

Ma come fa l’assassino di Lazzaretti a mettersi dalla parte dei suoi seguaci? Si presenta con il nome di Antonio Giusti, quel “Giusti” che è di per sé un tentativo di redenzione e che inneggia a una pluralità dove “siamo tutti colpevoli”, perché la morte del “secondo figlio di Dio” è frutto di un complotto. Per questo motivo il suo sacrificio è una liberazione di tutti, ognuno con la propria coscienza individuale. Quello della ricerca interiore, è un invito che Cristicchi rivolge ai suoi lettori, spiega lui stesso come ha conosciuto la storia di questo visionario e di come sia stata per lui una calamita, un’ossessione da indagare facendosi guidare da simboli e segni.

lazzarettiNon dimentichiamoci che quest’opera, pur essendo un romanzo, racconta una storia vera, fatta di strane coincidenze, di intrecci che corrono lontano nel tempo fino ai Templari, nello spazio fino in Francia, per poi tornare sul magnetico Monte Labbro, laddove David ha costruito il suo eremo.

Non può essere un caso che Lazzaretti sia nato ad Arcidosso, “una Sionne celeste” dove è possibile trarre la luce dalle tenebre. Sarà tra le strade di questo borgo che Rosa mostrerà a Pellegrini i simboli antichi rimasti dentro la pietra, sempre lì a testimonianza di un passato ancora da esplorare. C’è tutto un mondo da decifrare di fronte al quale Giusti si sente nudo, guarda i Lazzarettisti e gli sembrano arrivare da un altro pianeta, “antichi saggi provenienti da un’antica civiltà scomparsa.”

È sempre più chiaro che non ha ucciso un uomo qualunque, che forse lui stesso è parte di un disegno più grande che echeggia nelle parole di Rosa: “guardando te, mi pare di capire meglio pure la morte di David. Questo voleva, del resto: salvarci. Con te forse c’è pure riuscito.”

Su David Lazzaretti è stato scritto tanto, tuttavia gli interrogativi sono ancora molti e sono proprio questi che alimentano il mistero, lo scompongono e ricompongono in mille forme. Proprio quando sembra di aver compreso il pensiero dell’enigmatico barrocciaio, ecco che si trasforma tornando a essere inafferrabile.

Le biografie e i saggi costituiscono indubbiamente un patrimonio di fonti da cui attingere per comprendere meglio il passato, ma è con la narrazione che veniamo contaminati dalle emozioni e assumiamo la posizione privilegiata di osservatore dentro uno spazio tempo che è ancora nostro. Per la prima volta, la vicenda di David viene raccontata attraverso un romanzo che è calamitante e che non lascerà nessuno indifferente.

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