Elisabetta Cametti

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Dopo aver letto K I guardiani della storia (leggi la recensione) di Elisabetta Cametti, sono emerse varie curiosità che ho voluto chiedere all’autrice.

Prima di tutto complimenti, per essere il suo primo libro direi che è bello complesso e lungo, quanto ci ha messo a scriverlo?

Cametti: “Grazie! Mi fa piacere che lei l’abbia letto e sono contenta di approfondire alcuni momenti della stesura in questa intervista. Ho impiegato circa un anno per scriverlo. La parte più complessa è stata definire l’architettura della trama: la sequenza delle azioni, l’intreccio tra le vite dei personaggi, i colpi di scena… soprattutto perché per me era importante tenere alto il ritmo della narrazione e che la storia si svolgesse in pochi giorni.”

Soprattutto dopo la metà, mi è sembrato di assistere a un’impresa degna di Indiana Jones. La storia si presta molto a diventare film, se ne avesse la possibilità, da quale regista le piacerebbe fosse rielaborato il suo romanzo?

Cametti: “Ha colpito nel segno! Uno dei mie progetti futuri è proprio quello di portare K sul grande schermo. Ho apprezzato molto Ron Howard per come ha saputo adattare “Il Codice Da Vinci” e “Angeli e demoni” per la versione cinematografica. E ho trovato coinvolgente la regia di Jon Turteltaub nella doppietta “Il mistero dei templari” e “Il mistero delle pagine perdute”.”

L’affiatamento di Katherine e Jethro fa pensare facilmente a una possibile storia d’amore e le confesso, che leggendo l’ho romanticamente desiderata. Senza svelare troppo, quando i due rimangono con Bianca e poi ancora trovano i cuccioli di cane, non le sembra di aver calcato un po’ la mano?

Cametti: “Katherine e Jethro sono due figure molto positive. Lo dimostrano sin dalle prime pagine con il loro spessore intellettuale e la loro determinazione nell’affrontare le sfide della vita. Ma sono anche due persone dotate di rara sensibilità, capaci di lasciarsi guidare dai valori puri, autentici. Bianca e i cuccioli sono vittime, simboleggiano la fragilità, e in quel punto del libro esce con forza l’animo protettivo di Katherine e Jethro: la loro reazione è un bagliore nel buio, il gesto che trasferisce fiducia nel futuro.”

Elisabetta Cametti

Rimanendo su Katherine, mi è mancato un po’ il colpo di scena che la riguarda, forse si intuisce troppo presto quello che poi si rivela palesemente attraverso l’episodio di Angelica. A proposito di questa scena, la possiamo ricondurre alla “K” infuocata che c’è in copertina?

Cametti: “Angelica ha un ruolo determinante. Per non spoilerare, dico solo che è l’eroina del passato. La donna che prima di Katherine ha combattuto e ha fatto una scelta. Tra lei e Katherine esiste un legame indistruttibile, che in questo libro trova una spiegazione inaspettata nell’ultima riga dell’ultimo capitolo, quando Katherine afferma: «Io sono nata il 9 maggio». La K infuocata in copertina è la fusione di più stimoli: K è l’iniziale di “Katherine”, una lettera forte, evocativa, intrigante, rara; gli etruschi la scrivevano al contrario; il fuoco rappresenta l’insieme di emozioni che avvampano nel romanzo.”

Mi ha colpito la parte che riguarda Silvestro, il gatto. Appena capito il tenore l’ho letta velocemente, l’ho trovata molto cruda in relazione alla mia sensibilità. Il capitolo, invece, che riguarda le perversioni sessuali di Tomas McKey, mi è sembrato un po’ slegato dal resto. Mentre per Silvestro è evidente la funzione della scena che lo riguarda, mi chiedo perché abbia voluto gettare un lampo sul personaggio di Tomas, senza riprenderlo più.

Cametti: “Il capitolo di Silvestro è stato il più difficile da scrivere. Tomas è il personaggio peggiore del romanzo, la raffigurazione del “male” avido, senza scrupoli. Per farlo conoscere al lettore, era importante connotarlo in tutti i suoi aspetti, anche in quelli più intimi. E il capitolo in questione è utile per capire la sua relazione con l’esoterismo etrusco e la percezione che ha di se stesso, percezione che troverà il suo culmine in una delle scene finali.”

Nel libro ci sono moltissimi rimandi alla tradizione etrusca, da dove a tratto l’ispirazione per quel mondo?

Cametti: “Adoro le civiltà e misteri del passato. E gli etruschi sono un popolo affascinante: la loro storia è ricca di simboli, di riti religiosi, di segreti oscuri… non hanno niente da invidiare agli egizi e in più sono italiani… lo scenario perfetto per l’intrigo archeologico che avevo in mente.”

Vorrei farle i complimenti anche per l’incipit del prologo: “Io so di non sapere”. Non c’è premessa più azzeccata per tutta la storia che ruota intorno al Golem.

Cametti: “Il Golem è un uomo solo, che cerca di dare uno scopo alla propria esistenza. Carnefice e schiavo nello stesso tempo. Lucido nella consapevolezza che la conoscenza ha dei limiti e solo l’ignoranza è infinita.”

Grazie di aver accettato questa intervista.

Grazie a lei per le domande interessanti.

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