Erri de Luca si racconta

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“Pianto alberi perché sento di dover rimborsare qualcosa in termini di ossigeno, visto che per pubblicare libri si utilizzano polpe di alberi abbattuti.” Esordisce così lo scrittore Erri de Luca, dopo essere stato introdotto dal Professor Claudio Sica alla Scuola di Psicologia di Firenze.

Erri de LucaSi tratta dell’evento conclusivo del ciclo di incontri organizzato in collaborazione con l’Associazione culturale Pasolini e che ha visto tra i suoi ospiti gli scrittori: Giuseppe Munforte e Sergio Nelli, la scrittrice e editor Alice Basso, Lorenzo Mercatanti e Emiliano Gucci.

De Luca parla di sé come uomo del 1900, un secolo che definisce ingombrante e esigente. Ripercorre alcuni tratti dell’infanzia a Napoli, delle notti interrotte dal suono della sirena di allarme dei bombardamenti aerei, in cui si doveva correre al riparo dentro la grotta. Era un ragazzo sempre pronto a raccogliere storie attraverso i racconti sorprendenti degli anziani, che nel dramma riuscivano a trovare una via di fuga aggiungendo qualcosa di comico.

Il 1900 “è stato il secolo delle rivoluzioni attraverso cui si è rifatta la geografia del mondo. – spiega – Io stesso ho fatto parte dell’ultima coda politica rivoluzionaria del ‘900.” Ma è stato anche il secolo delle grandi migrazioni, dell’enorme travaso di vite, come racconta nel video di seguito.

De Luca prosegue raccontando di aver fatto parte anche della prima generazione acculturata “eravamo moltissimi, frutto di quell’esplosione demografica che è tipica dopo le stragi, perché tutte le nascite rimpiazzano dei vuoti.”

Poi nel 1999, quando l’Italia bombarda la Jugoslavia, chiede di andare a Belgrado per una motivazione personale, qui concluderà il secolo con il suono familiare della sirena dell’allarme aereo. Nel video racconta la sua esperienza nella capitale serba.

Un consiglio per chi vuole scrivere è sicuramente tradurre, dice l’autore, perché la “traduzione rende padroni della lingua italiana, è il miglior modo per possederla”. Un altro consiglio “sono le parole crociate, perché a una precisa definizione deve corrispondere una sola parola.”

Erri de Luca

Erri de Luca spiega che spesso la motivazione che lo spinge a scrivere è quella di raccontarsi una storia che gli è apparsa in un ricordo, per non perderla e renderla più vivida. “Tutto quello che mi è passato per la testa è stato il risultato di quello che mi è passato per il corpo”, aggiunge.

Lo scrittore conclude l’incontro così:

È un privilegio quello di parlare a qualcuno che è uscito di casa per venirti ad ascoltare. Un privilegio al quale non mi posso abituare.

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