Francesco Recami al Salotto Letterario Conti

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“Non inizio a scrivere un libro se non ce l’ho con qualcuno” afferma Francesco Recami durante l’incontro al Salotto Letterario Conti di Sesto Fiorentino.

Francesco Recami

Francesco Recami, Gianni Conti, Noemi Neri e Teresa Paladin

Il libro preso in esame è stato Il caso Kakoiannis-Sforza appartenente alla serie della Casa di ringhiera. Il protagonista, Amedeo Consonni, è stato incaricato dalla famosa Kakoiannis di trovare la figlia Marilou sparita da giorni. In realtà si tratta di una messa in scena per colpire l’acerrima nemica Olga Cislaghi.

La trama è molto complessa e piena di continui ribaltamenti, ma quello che più interessa è la critica trasversale che l’autore muove al mondo editoriale. Tutto il libro, infatti, si snoda in una parodia al genere giallo in primis, con richiami a Raymond Chandler, come Recami stesso spiega, ma anche al genere rosa e soft porno. Una tendenza ormai nota del mondo librario che, da Melissa P. alle Cinquanta sfumature di grigio, a Rizzoli che pubblica la trilogia di Irene Cao e poi perfino una casa editrice per famiglie come Giunti che cede con l’uscita di Love toys della Benatti, è ormai in caduta libera.

Chiedo a Recami secondo lui di chi sia il compito di educare alla lettura, dato che l’editore è pur sempre un imprenditore e se il soft porno vende soft porno sia. Forse tocca proprio agli scrittori con opere come la sua che in qualche modo vogliono scuotere il lettore dal proprio torpore e fargli aprire gli occhi su cosa viene pubblicato ogni giorno.

Recami però sostiene di non avere un intento educativo con le sue opere, ma allora perché scegliere di fare una parodia?

Francesco Recami, Noemi Neri, Teresa Paladin

Teresa Paladin, Francesco Recami e Noemi Neri

Ad ogni modo, Il caso Kakoiannis-Sforza merita di essere letto non solo perché nel suo essere cervellotico mette in scena con semplicità le dinamiche umane più paradossali, ma per gli esperimenti linguistici che si trovano all’interno. Lo scrittore si avvale anche della collaborazione di un vero editor per le parti inerenti alla valutazione del manoscritto di Angela. Il manoscritto in questione, tra l’altro, è realmente edito con il titolo Il segreto di Angela. Oltre a questo richiamo, “qui l’imitazione del genere che si vuole parodiare è talmente azzeccata che non c’è più differenza tra ipotesto e metatesto”.

 

 

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