Ieri – Agota Kristof

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Ieri tutto era più bello

la musica tra gli alberi

il vento nei miei capelli

e nelle tue mani tese

il sole

Tobias è un bambino povero, la madre ruba e si prostituisce per vivere. Quando scopre che suo padre è l’insegnante di scuola che si chiude in camera, fa i suoi comodi, lascia i soldi e se ne va, accoltella entrambi e fugge in un altro paese.

Quale posto migliore se non una fabbrica di orologi, per un uomo che vive nell’attesa. Tobias aspetta Line, l’amore della sua vita, una donna che non ha mai visto, un ideale la cui assenza è necessaria per continuare a alimentare la speranza di un cambiamento. L’unico possibile, data la ripetitività del tempo all’interno della fabbrica, una condizione alienante che lo porta a rifugiarsi nel passato, nei ricordi sconnessi, dove i piani temporali si confondono: “Era la felicità di un tempo remoto, quando il bambino e io eravamo tutt’uno. Io ero lui, avevo solo sei anni e la sera nel giardino sognavo guardando la luna.”

Accade che Line arriva, è la figlia dell’insegnante, nonché sua sorella, ma nessuno lo sa. L’ha scelta, è lei, finalmente. Solo che Line ha già una famiglia, per cui Tobias è costretto a aspettare ancora, aspettare di trovarla sull’autobus, aspettare che esca al parco per poterla incontrare, aspettare di abitare quei momenti morti, non vissuti.

ieri

“Io ti amo, ma è solo un sogno.” gli dice, per questo il loro amore non può che restare un’utopia dentro un tempo lacerato. Chi saprebbe dire veramente quando tutto sta succedendo?

“Tutto ciò è adesso. Non è stato, non sarà. È. Sempre. Tutto insieme. Perché le cose vivono in me e non nel tempo. E in me tutto è presente.”

Mentre le tiene le mani, Tobias sa che Line non potrà essere sua, le loro estrazioni sociali sono troppo lontane, ma l’ostacolo più grande è ancora il tempo che puntuale torna a ripetere una storia già vissuta, una separazione obbligata, gesti impulsivi che non consentono di tornare indietro. Ecco che riaffiora quella tristezza appena persa tra i campi fangosi, il vento sconosciuto che attraversa la montagna: “Line, ti amo. Ti amo veramente, Line, ma non ho tempo per pensarci, ci sono tante cose alle quali devo pensare, per esempio questo vento, adesso dovrei uscire e camminare nel vento. Non insieme a te, Line, non ti arrabbiare. Camminare nel vento è una cosa che non si può fare altro che da soli, perché c’è una tigre e un pianoforte la cui musica uccide gli uccelli, e la paura può essere dissolta solo dal vento, si sa, io è tanto che lo so.”

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