Kandinsky > Cage. Musica e spiritualità nell’arte.

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11 Novembre 2017 – 18 Marzo 2018.

Fondazione Palazzo Magnani Reggio Emilia.

Dall’astrattismo spirituale di Wassily Kandinsky al silenzio illuminato di John Cage, un percorso tra arte e musica a cura di Martina Mazzotta. Comitato scientifico presieduto da Paolo Repetto e composto da Enzo Bianchi, Gillo Dorfles, Michele Porzio, Peter Vergo.

A partire dalla fine dell’Ottocento, si assiste a una spiritualizzazione dell’arte che mette al centro l’interiorità dell’individuo. Una cinquantina di opere di Kandinsky, tra acquerelli, grafiche, dipinti, sia a carattere musicale che inerenti agli spettacoli teatrali, si affiancano a quelle del musicista, astista, poeta John Cage, il quale intende l’arte come tramite privilegiato di idee universali.

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L’omaggio a Kandinsky e Cage, si intreccia con le opere di artisti quali: Max Klinger, Paul Klee, Arnold Schönberg, Constantin Čiurlionis, Marianne Werefkin, Oskar Fischinger, Fausto Melotti, Nicolas De Staël, Giulio Turcato, Robert Rauschenberg.

La mostra si snoda attraverso un percorso sinestetico dove le opere lasciano germogliare la bellezza negli occhi e le campane sonore che avvolgono lo spettatore, sollecitano l’udito avvolgendolo in un cilindro acustico. Alcuni lavori possono essere sperimentati anche in maniera tattile, riprodotti a cura dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, sezione di Modena.

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“Il colore è il tasto, l’occhio il martelletto, l’anima il pianoforte dalle mille corde. L’artista è la mano che, toccando questo o quel tasto, fa vibrare l’anima.” scriveva Kandinsky nel suo libro Lo spirituale nell’arte, testo da cui prende avvio l’esposizione per poi incontrare la non-oggettività della musica e l’interpretazione dell’arte astratta in senso mistico. Se la tensione profetica di Kandinsky verso l’età dello spirito, viene negata dall’avvento del primo conflitto mondiale, la musica resta il canale privilegiato attraverso cui esplorare l’arte e elevare l’anima al di sopra del peso della materia.

Nelle case degli anni trascorsi nella campagna bavarese, sono presenti manufatti della tradizione russa dipinti su vetro, disegni di bambini e i lubok, ossia le ottocentesche stampe popolari colorate a mano. Tra queste, “Il forte glorioso valoroso Bogatyr’ Ivan Carevič, figlio dello zar Vjačeslav Andronovič, monta il lupo grigio, porta l’uccello di fuoco e la bellissima Elena sul cavallo dalla criniera dorata.”

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Emerge in questa collezione, l’antica incisione, non colorata, dell’Uccello del Paradiso di Sirin, portatore di gioia e perdizione. “Esso invita alla gioia là dove l’occhio non ha mai veduto né l’orecchio ha mai udito []. Per non lasciarsi irretire dal suo canto occorre cacciarlo, non lasciare che si posi, e per ottenere ciò provocare molto rumore con spari di cannone, suoni di trombe e simili.”

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In Germania, Kandinsky conduce esperimenti di sinestesia, connettendo acquerelli, brani musicali e danza. Dal 1908 al 1914 compone piccoli pezzi teatrali, influenzato dalle dottrine esoteriche, le scoperte scientifiche, i problemi religiosi, dà vita alle sue opere propriamente astratte, intitolandole con termini musicali, come Composizione, Improvvisazione, Impressione.

La sua astrazione spirituale, vibra anche delle correnti filosofiche e psicologiche, come la teoria dell’Empatia di Theodor Lipps. La pittura, dunque, non rappresenta più soltanto la realtà, ma è in diretto rapporto con le leggi cosmiche, per questo lo spettatore dovrà entrare in una relazione di risonanza spirituale con l’opera, attivandosi per empatia.

Un riferimento importante per la scena culturale tedesca, è il pittore, scultore e incisore Max Klinger, il quale risente dell’influenza di occultismo e teosofia. Nelle tavole della Brahms-Phantasie, reinterpreta figurativamente la musica composta da Johannes Brahms per l’opera letteraria, Il Canto del Destino (Iperione, 1797-1799) di Friedrich Hölderlin.

A proposito di queste tavole, Brahms scrive a Klinger: “Vedo la musica, vedo le belle parole […] e senza che me ne accorga i Suoi splendidi disegni mi portano più lontano: guardandoli, è come se la musica continuasse all’infinito ed esprimesse tutto ciò che avrei voluto dire […]; ma in fondo sono convinto che tutte le arti sono simili e parlano la stessa lingua.”

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La sezione finale è dedicata a John Cage, al quale si debbono le prime innovative partiture graficopittoriche, gli esempi di musica elettronica e nastro magnetico, esperimenti in radio, cinema e tv, un artista sempre all’avanguardia che recupera il legame tra materia e spirito. Si forma con Schönberg, studia la mistica medioevale tedesca, la sapienza orientale indiana, il taoismo, il buddhismo zen e l’estetica giapponese. Per Cage è importante il momento in cui si viene a contatto con la materia sonora, i ruoli del compositore, dell’esecutore e dell’ascoltatore, sono intercambiabili, conta il momento in cui la musica “vibra dentro di me”.

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Centrale è la ricostruzione di un ambiente anecoico, ovvero una stanza del silenzio con esposta una tela bianca di Robert Rauschenberg, fonte di ispirazione per la celebre 4’33”. Un brano con il quale Cage attacca la mercificazione dell’arte e mette in luce la strutturazione del tempo attraverso durate vuote. “Dopo essere andato a Boston mi recai in una camera anecoica dell’Università di Harvard. Tutti quelli che mi conoscono sanno questa storia. La ripeto continuamente. Comunque, in quella stanza silenziosa udii due suoni, uno alto e uno basso. Così domandai al tecnico di servizio perché se la stanza era tanto a prova di suono, avevo udito due suoni. ‘Me li descriva’, disse. Io lo feci. Egli rispose: ‘Il suono alto era il suo sistema nervoso in funzione, quello basso il suo sangue in circolazione.’” Ecco dunque quei 4’33” che dimostrano che il silenzio non esiste, che non è negazione ma un inizio pieno di potenzialità, un tempo zero, quello della creazione.

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Infine, la riproduzione del Teatro Romolo Valli di Reggio Emilia, in cui lo spettatore è avvolto da onde musicali provenienti da vari punti dell’installazione e assiste alla reinterpretazione in miniatura della composizione per orchestra “Ocean”.

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