La custode del silenzio – Antonella Lumini e Paolo Rodari

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“Il silenzio non è mancanza di suono, ma mancanza di rumore.”

Potremmo partire da qui per entrare dentro la storia di Antonella, un eremita dei nostri giorni. Bibliotecaria fiorentina, sente giovanissima il bisogno di solitudine. Le viene diagnosticata una grave malattia e un’aspettativa di vita di cinque anni. Guarisce, inizia un’immersione nelle filosofie orientali dove rimane colpita dal principio della non dualità e dell’armonia del tutto.

Conosce il vuoto, lo attraversa attratta dal suo richiamo: “Mi sento come un canale vuoto in cui scorre la luce, ma anche la tenebra.” Molte sono le peregrinazioni che compie alla ricerca della solitudine, fino ad arrivare sugli Appennini toscani dove, in un attimo, tutto cambia. Come se dopo tanti passi volti a nascondersi, ad annientare tutte le parti di sé da epurare, finalmente il senso di separazione con la natura si sfalda. Tutto è connesso, la luce pervade ogni cosa e la sua origine, Antonella, la vede grazie all’esperienza del silenzio.

Arriva poi un momento in cui non si può più tacere: “Caro Paolo, la mia è una consegna. Ti porterò dentro questo viaggio. Ora può essere raccontato, i tempi sono maturi, lo richiedono.”

silenzioEntriamo allora in pustinia mentre Paolo Rodari, giornalista di “la Repubblica”, ci accompagna. La pustinia è un luogo solitario, una forma eremitica della tradizione ortodossa.

“Bisogna fidarsi delle intuizioni che sgorgano dal silenzio. Lo Spirito parla nel cuore quando le voci esteriori si quietano.” dice Antonella. La pustinia, infatti, è soprattutto una dimensione interiore, chi è abituato al silenzio lo vive in tutto ciò che fa. Fu monsignor Gino Bonanni a regalarle il libro Pustinia: le comunità del deserto oggi di Catherine de Hueck Doherty, grazie al quale Antonella iniziò a concepire la propria casa come una sorta di eremo in cui il silenzio è volto all’ascolto.

Bonanni, che voleva “formare uomini prima di preti”, fu uno dei personaggi scomodi che vennero allontanati dalla Chiesa fiorentina, come don Lorenzo Milani, padre Giovanni Vannucci, padre Ernesto Balducci, don Enzo Mazzi.

Antonella, una volta a settimana, tiene un incontro del silenzio nella sua abitazione. Sostiene che molti sentono la necessità di tornare all’essenza, di un cambiamento che è un segno dei tempi. Il primo passo è riuscire a “stare lì”, in contatto con la propria verità, abbandonarsi. Un dolore che non è stato accettato oscura la vitalità interiore, per questo è importante prendere consapevolezza di noi stessi, finché “il piccolo io diviene Io Sono.”

“Bisogna lasciarsi scavare, sciogliere”, impattare con i macigni che rallentano il corso della luce e scomparire per giungere a un’infinita leggerezza che porta alla rigenerazione.

In seguito a un episodio in cui sente parlarle lo Spirito Santo come la Madre che è in Dio, decide di andare sull’isola di Patmos, in cui è stato scritto il libro che stava leggendo: l’Apocalisse. Raggiunge Chora, dove si trova la grotta in cui Giovanni ha ricevuto le visioni, legge e scrive gli appunti che, ventidue anni dopo, diventeranno il libro Dio è madre. L’altra faccia dell’amore.

Dentro un armadietto bianco, Antonella conserva tantissimi quaderni in cui ha trascritto le parole suggerite dalla meditazione e dai pellegrinaggi solitari.

Questa testimonianza è un regalo per farci capire come il vuoto sia in realtà pieno, si tratta solo di accendere la luce laddove prima era buio.

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