Memoria. Storia di una famiglia teatrale. (1912 – 2012) – Loris Seghizzi e Francesco Niccolini

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Mia madre me lo diceva sempre: fatemici morire in teatro

Le stanze sono divise da mura di stoffa, fili tesi da una parte all’altra, libri, parole, una casa estemporanea prima di ripartire. È la famiglia Seghizzi, pronta per la prossima avventura.

Una tradizione di nomadismo teatrale che inizia i primi del 900 da un’idea di Fausto Barone e Assunta Tampone. All’indomani della Seconda Guerra Mondiale, Vincenza, la figlia minore, incontra Franco Seghizzi. Avranno quattro figli, che fin da piccolissimi prenderanno parte al progetto teatrale, un rito di iniziazione tramandato di generazione in generazione. Ma non è tutto così semplice e lineare. No, perché Franco ha avuto altre due mogli e da loro altri figli. Francesco Niccolini prova a ricostruire la genealogia di questa strana famiglia, ma al di là dell’intreccio delle parentele, è la loro unione a farne un bellissimo gruppo imprevedibile e scoppiettante.

Sono pochi i documenti rimasti. Libri contabili con resoconti minuziosi, i risultati di una partita di calcio, la passione di Franco. Qualche appunto sulle serate: “Spettacolo interrotto da un clamoroso incidente, provocato da un ubriaco. Pubblico indecentemente scorretto! Serata disgustosa!”

Quaderno spettacoli anni 60

L’intera compagnia si spostava con i muli, facevano teatro ovunque, il pubblico pagava con prosciutto, patate, farina. Dormivano sul palcoscenico, qualcuno ogni tanto restava dentro un baule. Non si fermavano mai, nemmeno quella volta con la neve, quando Franco scalda il latte per Gabriella, su un piccolo fuoco fatto con i rami asciutti.

I carabinieri facevano finta di non vedere quando passavano con l’autobus, ci avevano scritto: “Teatro viaggiante”. Non aveva i freni, Walter, uno dei figli, ricorda di come correva da un finestrino all’altro a mettere la freccia con il braccio. Ogni dieci chilometri dovevano fermarsi a mettere l’acqua al radiatore.

“Fondamentalmente io ero e sono un timido. Da bambino sul palcoscenico mi dovevo sforzare, non era naturale come per il resto della famiglia, ma in una famiglia così, cosa potevo fare?” Racconta Walter. Già, cosa poteva fare con una mamma che è un vero e proprio pilastro del teatro. In scena fin da piccolissima, sopravvissuta alle barbarie dei tedeschi, sul palcoscenico ancora oggi a più di ottant’anni. Una grinta inesauribile e un grandissimo spirito di adattamento.

famiglia

Parte della famiglia in scena

Vincenza, moglie, mamma, attrice, napoletana, cuoca per il Circo Togni, Raffaelino! Franco, donnaiolo, maestro, capocomico, creativo. Sempre pronti a mettere in scena un nuovo spettacolo, alla fuga quando i conti non potevano essere pagati, via tra i paesini di montagna a portare il teatro nei luoghi più impervi. Una piazza, se stessi, il pubblico, ecco fatto.

Quando nel maggio del 1986, Franco Seghizzi muore, Loris ha dodici anni. Ce ne vogliono soltanto altri dodici e il carrozzone riparte. Prende il posto del padre, ricomincia da Lari, il piccolo borgo medievale nel pisano dove tutt’ora vive e gestisce il teatro comunale.

Dal 1998, ogni anno tra luglio e agosto, realizza il Festival Collinarea, oggi punto di riferimento del teatro italiano.

E così la storia continua, il gruppo di teatranti di Scenica Frammenti porta avanti la tradizione. Al teatro basta una storia e un pubblico, per il resto, come la vita, si improvvisa.

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