La voce del Monte Labbro

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Forse inizia così. Con il bruciore della pelle che si sfalda e mette a nudo la mia vulnerabilità. Dovevo percorrere chilometri e dentro i passi cercare le domande che non mi so porre. L’erba è ricresciuta troppe volte per conservare traccia delle tue impronte, eppure ti sento qui, nelle pietre tiepide che nel profondo conservano ancora un po’ del tuo sole.

Quante volte ti sei seduto quassù, accarezzato dal vento e da questo verde che si distende incontaminato. Quanto ti sei riempito gli occhi di un mondo ingiusto.

Non sono che poche parole quelle che posso ripetere senza indovinare mai il suono della tua voce lontana. E chissà cosa pensi adesso che questo monte brullo è abitato dal ronzio delle api, colorato dai riflessi delle farfalle che, libere, disperdono profumi e ubriacano i miei desideri.

Queste mura immobili ci concedono uno spazio per poterci incontrare e non importa se ora non ti vedo, mi basta osservare la necessità di innalzare verso il cielo qualcosa di tuo, come un matto che monta sulla sua sedia scrostata e inizia a volare buttando via il peso della terra.

Invece io, sopraffatta dalla gravità, resto ad accarezzare queste spighe, ad ascoltare il suono assordante del tempo. Resto qui e provo a capire.

Ti ho portato un po’ di mare perché tu possa navigare, riprendere il timone anche solo per un attimo e raggiungere i sogni che ti hanno rubato. Ma forse stai ridendo della mia ingenuità e da questa grotta riemergo solo con il peso dei dubbi e il brusio delle parole che ti hanno sussurrato. Ne prendo una manciata e ci butto anche le mie. E non so chi sei. Non so chi sono. Cerco solo la mano di chi si è perso come me per tracciare nuove strade, un passo per uno per onorare quella pluralità che professavi.

Cerco quello che non si può chiedere, faccio sogni che vengono inghiottiti dalla realtà. Allora prendo un po’ di silenzio da questo cielo limpido che mi fa paura e provo a specchiarci dentro la prima cosa che ho riconosciuto in te.

L’animo forte e fragile di chi sa che per amare non c’è bisogno del permesso di nessuno.

Monte Labbro

Monte Labbro

Le tue rovine sono forse la speranza da cui ricominciare. Qualcuno è già sui tuoi passi, qualcun altro lo seguirà.

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