Giuseppe Munforte Nella casa di vetro

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Al laghetto, portami ancora, alle briciole di pane, agli alberi e ai sentieri colmi di foglie – come cesti pronti per essere sollevati da terra, offerti al tempo senza direzione.

Gaffi Editore

Nella casa di vetro è candidato al Premio Strega 2014.

Leggi l’intervista all’autore.

Dalle prime pagine, il ritmo delle parole culla il lettore portandolo attraverso le immagini. Scorci appena accennati, altri nitidissimi, Munforte si muove dentro una storia senza tempo, dove tutto è stato e, insieme, può ancora essere. Scene stridenti appaiono naturali grazie alla maestria e alla potenza della scrittura.

Al centro di tutto, la casa. Simbolo di stabilità, rifugio, certezza alla quale tornare, viene descritta come impotente e fragile. Una fragilità associata al vetro da cui tutto traspare, entra. Una pellicola labile che divide e unisce, che permette di osservare il focolare domestico appena lì dietro, tanto vicino da sentirne ogni minima trasformazione.

I rumori prendono corpo, gli scricchiolii, il fiato sospeso finché il mondo là fuori non si prenderà la prossima pausa, prima di continuare inesorabilmente a scorrere. Dentro quella casa senza bellezza, c’è tutto. C’è una famiglia come tante che vive la propria quotidianità, calpesta un terreno quasi friabile che potrebbe cedere da un momento all’altro e invece resta lì, una mano amica che dà sicurezza.

Davide osserva l’andare dei giorni da un punto di vista privilegiato. Guarda crescere i figli Andreas e Sara, segue ogni movenza della moglie Elena, dentro il buio, dentro il tempo inafferrabile. Conserva ogni momento della vita che va, respirando i gesti, abitando ancora tra quelle voci, nel rumore dell’impastatrice che annuncia un nuovo giorno, nelle mura lassù, nel punto più alto.

I personaggi oscillano tra realtà e irrealtà, ma non è importante sapere chi esiste davvero e come si inserisce nel tempo, quando il mondo continua ad andare e la materia resiste contro ogni desiderio di eternità.

Quando dormi, e ti vedo lontana per sempre, vorrei chiamarti e dirti: lo senti, amore, lo senti ora, mentre sembra che stiamo volando attraverso la notte, in questa casa squarciata, senza speranza di farcela – un fuoco sferzato dal gelo – , lo senti, in questo momento, come tutto questo abbia senso?

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