A Patrizia e Nicola. Tanti auguri anche a voi.

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Ogni anno di questi tempi, aderisco a una convenzione sociale che mi vede festeggiare questa cosa chiamata compleanno. Che poi, cosa si festeggia esattamente, non l’ho ancora capito.

Stanotte ho sognato la Notte stellata di Van Gogh, non era mai successo. Ho sempre amato l’arte, penso sia il mezzo di comunicazione più potente dopo lo sguardo. Mi piace pensare che i personaggi immobili dentro i quadri ci osservino divertiti e disperati. Gli amici di Degas ritratti nell’Assenzio probabilmente hanno altro a cui pensare, ma non perché siano ubriachi, erano astemi! L’Olympia sembra invece osservare con sufficienza e dire: à la guerre comme à la guerre.

L’arte poi ha sempre unito tutti, penso alle braccia che instancabili hanno disegnato le sagome dei desaparecidos. Cosa c’entra adesso l’Argentina? Nulla. Mi lascio andare un po’ come Joyce, e qualche letterato so già che sotto i baffi alzerebbe un angolo della bocca sarcastico pensando: sì, ma tu non sei Joyce. Beh, grazie. Menomale, non sono depressa, non ho paura dei cani e nemmeno dei temporali.

Aiuto le lumache ad attraversare la strada. Raccolgo i corpi freddi degli uccellini e li porto sull’erba per augurargli buon viaggio, ovunque vadano.

Sogno ancora di sorprendere, prima o poi, i giocattoli mentre parlano tra loro. Ho sempre sospettato che prendessero vita a mia insaputa. E sì, avrò anche una certa età, ma il vento in faccia mentre oscillo sull’altalena ha il solito sapore bambino e il sole mi acceca concedendomi per un attimo di tornare a vedere tutto più grande di com’è.

Non ho capito molto in generale, più passa il tempo più mi sembra di non sapere nulla. Ogni apparente conclusione non è che un ancoraggio, un appiglio per procedere a tappe e ripensare tutti i giorni una strada. Diffido sempre da chi crede di avere la verità in tasca, non mi piacciono i concetti assoluti, ho bisogno di interrogarmi, sempre. Di mettere in discussione me stessa, scoprirmi fragile e forte. Seguo la religione del dubbio e dell’amore. E se c’è una cosa che forse ho fatto mia più di altre, è l’altruismo come forma d’amore più alta. L’accettazione sincera della felicità dell’altro anche quando questa non coincide con la nostra. Essere in grado di sacrificare i propri bisogni e gioire, seppur con la morte nel cuore, di un amore a cui non possiamo partecipare. Oggi sono sicura di questo, domani chissà.

Adesso comunque mi viene da ridere, sia perché non mi piace essere autoreferenziale, sia perché sembra che stia facendo un bilancio di mezza età. Insomma mi sono messa a scrivere perché quest’anno ho trovato una candelina fantastica. Ha la forma di un punto interrogativo ed è perfetta. Quando arriviamo alla torta, mia mamma mette un numero che è sempre diverso da quello che invece ho comprato io. Tutte le volte facciamo le foto doppie, prima con le sue candeline, poi con le mie, che se le riguardi tra un po’ di tempo, non sai mai cosa stessi veramente festeggiando.

Preferisco festeggiare non quello che è stato ma il presente, perché se “presente” vuol dire anche regalo, ci sarà un motivo. Con questa abitudine, a volte io stessa dimentico quanti anni ho, perdo il conto perché i numeri di per sé non significano nulla. Faccio sempre confusione con i giorni, le date, guardo il calendario e non sono poi così convinta di come hanno diviso il tempo. Non porto l’orologio, non mi interesso del meteo. Preferisco sentire sulla pelle il mondo che cambia. Ci sono alcune parole che non uso perché ho paura di tradirle. Sono troppo empatica, ma alla fine il contatto profondo con le persone rimane sempre impagabile. Me ne resto come uno scoglio in mare, a farmi corrodere dal sale e dissetare dall’azzurro. Ogni anno cerco la data del mio compleanno nelle scadenze dei prodotti al supermercato, sono convinta che lo facciano tutti, ma forse no.

Guardo questa candelina e sono sinceramente divertita. Una delle tante cavolate che ho fatto in adolescenza, è stata quella di andare in giro con un punto interrogativo disegnato sulla fronte con la matita nera. Se avessi un daimon potrebbe essere questo simbolo, ma non ce l’ho.

Un giorno vorrei tanto incontrare ancora i miei due amici immaginari: Patrizia e Nicola. Non conosco nessun altro con questi nomi e l’ultimo ricordo che ho di loro è su una terrazza mentre facevamo merenda. Oggi voglio dare un senso a questo compleanno dedicandolo a voi due, perché so che in qualche parte della mia mente esistete ancora.

Non vi ho dimenticato.

patrizia e nicola

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