Psicopolitica: solo l’eretico è libero

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Byung-Chul Han, docente di Filosofia e Studi culturali a Berlino, ha scritto saggi sulla globalizzazione e l’ipercultura. Con Psicopolitica, intende affrontare la questione della libertà in relazione a una società che ci invita continuamente a comunicare.

Il concetto di trasparenza viene spesso utilizzato come baluardo della libertà di informazione volgendo tutto violentemente all’esterno. Una libertà che è meramente illusoria in quanto questa fantomatica trasparenza non è altro che un mezzo per conformare, tutti controllano tutti come moderatori invisibili.

Il neoliberalismo fa del cittadino un consumatore”, per questo i politici si presentano come fornitori che devono soddisfare i propri clienti, i quali a loro volta, partecipano passivamente alla politica attraverso il reclamo e la lamentela.

Oggi immettiamo in rete, volontariamente, una quantità spropositata di informazioni su noi stessi. I big data rappresentano una grandissima fonte di sapere sulle dinamiche della comunicazione sociale. Questo consente di fare previsioni sul comportamento umano e permette di esercitare un potere silente che non si contrappone alla libertà, bensì la utilizza subdolamente. “Il like è l’amen digitale” scrive Byung-Chul Han.

psicopoliticaSiamo all’interno di un rapporto di dominio di cui non si ha consapevolezza perché si esprime attraverso la permissività. Non ci sono divieti, ma inviti, non uomini sottomessi ma dipendenti.

Il forte incremento delle parole, porta a un denudamento volontario dove le confessioni non sono più estorte: “In questo panottico non si viene torturati, ma twittati o postati”. Sul New York Times, David Brooks parla di una rivoluzione dei dati, il “Dataismo”, un’ideologia che conduce al totalitarismo digitale. La psicopolitica basata sui dati, ricorre al micro-targeting per rivolgersi agli elettori in modo mirato.

Cosa fare, dunque, di fronte alla logica dominante della rete, alla sua coercizione alla conformità? Secondo Byung-Chul Han, è necessario affinare la coscienza eretica affinché si possa ricorrere a delle scelte libere, fuori dalle previsioni. Il moderno eretico è quello che l’autore chiama “l’idiota”, ovvero il non-connesso, il non-informato. “L’idiotismo raggiunge liberi spazi del silenzio, della quiete e della solitudine, nei quali è possibile dire qualcosa che meriti davvero di essere detto.”

Il concetto di crisi della libertà in relazione a una connessione sempre più invadente, è indubbiamente una riflessione d’obbligo, in particolar modo tenendo conto della strumentalizzazione politica delle informazioni che immettiamo in rete. Tuttavia, la crescita esponenziale della comunicazione non potrà continuare all’infinito, ma soprattutto: per quanto tempo ancora esisterà la possibilità di fare la scelta “eretica” che l’autore suggerisce come via d’uscita? Han presenta una fotografia della realtà quanto mai attuale, forse talmente attuale da essere già superata.

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