Sandro Veronesi al Parco Prato con il suo Terre rare

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Avevo perso il tempo giusto per dire questa cosa e non riuscivo più a dirla

A Zeno frattanto sopraggiunto

(E a Dylan)

Bompiani

Dopo l’immobilità di Caos Calmo, Pietro Paladini viene travolto da una precipitosa serie di eventi, un declino che sembra non finire mai, ma che in realtà è una salita verso il possesso di una nuova vita.

Nel giro di un giorno scopre di vendere auto rubate perdendo il lavoro, la figlia Claudia scappa di casa, gli viene sequestrata la patente, rompe definitivamente con la compagna arrivando addirittura a picchiarla. Inizia quindi la fuga, si tratta di uno scappare prima di tutto dalla verità che ha sempre nascosto dentro e non ha il coraggio di pronunciare ad alta voce, una verità che è rimasta a Milano mentre lui è tornato a Roma.

Terre rare

Ne ha parlato direttamente lo scrittore Sandro Veronesi, intervistato dal sindaco di Prato, Matteo Biffoni, al centro commerciale Parco*Prato, perché “con la cultura si mangia”, ironizza Claudio Vanni di Unicoop Firenze. L’incontro è parte di una serie di iniziative culturali che si terranno nelle Coop di tutta Italia.

Sandro Veronesi

Sandro Veronesi durante la presentazione di Terre rare

Quello che sembra un declino interminabile, una sorta di Paladini Show, ha in realtà tutto il sapore del ritorno, ritorno alle origini, a mettere insieme i pezzi che sono sempre stati lì, sospesi nella memoria in attesa di essere abitati e piano piano ritrovati. Paladini prima di tutto ha perso se stesso, come Marta sulle montagne islandesi.

“Io credo che queste chiamate non siano soltanto dei rovesci di sfortuna – commenta l’autore – ma sono delle occasioni. Quello che succede al mio protagonista è un dono. Il caso è l’unico modo in cui il mondo può parlare, c’è sempre qualcosa da scoprire, Paladini doveva capire che non era quella la vita che doveva vivere”.

Molti sono i passaggi di Terre rare che meriterebbero un approfondimento, come per esempio il confronto padre figlia, oppure il dialogo muto con il fratello attraverso i fiori di campo e le tuberose sulla tomba della madre, un silenzio pieno di parole.

Il protagonista tornerà dove tutto è iniziato e sembra essere rimasto immutato, a Milano. Qui è come se il tempo non fosse mai passato, la parentesi romana è lontana, taciuta. Tutti gli amici lo accolgono e rispettano, e poi c’è Marta, sua cognata, un confronto con la realtà assolutamente necessario.

All’inizio di ogni capitolo una citazione accompagna la lettura come fosse la voce di un narratore esterno che guarda dall’alto lo svolgimento dei fatti e in qualche modo li commenta. È l’autore che prende le distanze dalla storia e dal protagonista, come spiega lo stesso Veronesi rispondendo al sindaco quando gli chiede quanto c’è di lui in Pietro Paladini: “Ogni tanto gli faccio fare qualcosa nel bene e nel male, che io non farei mai per riprendere le distanze. Un altro artificio è la precauzione di mettere prima di ogni capitolo una citazione, in quel momento è l’autore che parla e commenta in anticipo quello che avverrà, è una presa di distanza e di potere”.

Sandro Veronesi Coop Prato

Claudio Vanni, Sandro Veronesi e Matteo Biffoni

Memorabili sono le lunghe liste di Paladini, in Terre rare ne troviamo soltanto una, quelle delle cose belle che ancora deve fare. Biffoni domanda: Quali sono le piccole cose belle che non hai mai fatto?

Veronesi: “Mi piacerebbe dire messa e girare con il kilt”. Poi sottolinea che la lista di Paladini, in questo caso, non dà identità, ma è piena di cavolate.

Al di là della scorrevolezza della lettura, è un romanzo che si porta alla fine in un attimo, degli aspetti tragicomici e le situazioni al limite del reale, quella che Veronesi mette in scena è una storia sulla corruzione. Paladini è vittima di un sistema e una società che sono cambiati, da Caos Calmo sono passati quasi dieci anni. A proposito di corruzione, nel libro viene evocata anche la storia di Bernard Madoff riportata alla luce proprio dall’editor di Terre rare, Massimiliano Governi, nel romanzo Come vivevano i felici.

Una citazione su cui volevo porre l’attenzione, è quella di Dylan Thomas “Tutto ciò che facciamo evoca un demone”. L’ho scelta sia perché Veronesi chiude Caos Calmo “rispondendo” a questo autore, sia perché a Thomas si rende spesso omaggio, lo ha fatto il cantante Robert Allen Zimmerman scegliendo lo pseudonimo Bob Dylan, ma anche il fumettista Tiziano Sclavi dando il nome al celebre Dylan Dog. Chissà se anche Veronesi stesso abbia voluto omaggiarlo chiamando Dylan il suo cane, putroppo morto recentemente. Come scrive: “Se avesse un senso, questo romanzo sarebbe dedicato anche a lui”. E accanto al suo romanzo voglio lasciare anche io il mio pensiero, a Dylan.

Video dell’incontro.

 

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