L’incessante impegno di una famiglia visitata da quel pensiero che ritorna: Se Arianna

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Io non so se voglio che sopravviva

 

Giunti Editore

 

“Io sono fortunata, ho due figli diversamente abili.” Inizia così il libro di Anna Visciani, mamma di Arianna, una bambina cerebrolesa con una tetraparesi grave.

 

Colpisce da subito il tono della narrazione, cruda e spensierata. A parlare sono tutti i famigliari, Daniele e Alice, fratello e sorella, Anna e Davide i genitori. Una storia raccontata in maniera corale che ci mette di fronte agli aspetti più pratici della quotidianità, come quando Daniele costruisce una barriera con le bottiglie per pararsi dagli sputi della sorella disabile.

 

Non è una situazione facile. L’accettazione di un figlio con problemi molto gravi viene associata dalla mamma a un lutto permanente, perché “ogni giorno, sotto i tuoi occhi, continua a morire il bambino che avrebbe dovuto guardarti e non è capace di farlo, quello che ti aspettavi camminasse e che non riesce neanche a gattonare, quello che vorresti ti parlasse e invece rimane muto davanti a te.”

 

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