Stalin+Bianca, la narrativa di Tunué

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Tunué – Editori dell’immaginario

A Nani, per quelle vacanze in camper

 

“Non saprei cosa filmare”.

“Concentrati sulla realtà”.

“Quale? Ce ne sono troppe”.

 

Stalin + Bianca di Iacopo Barison, fa parte della nuova collana di narrativa inaugurata dalla casa editrice Tunué, gestita da Vanni Santoni.

 

Barison ci racconta la storia di un ragazzo borderline che non gestisce la rabbia, è a causa dei suoi scatti d’ira e dei baffetti di un appena diciottenne, che viene soprannominato Stalin. Le giornate sono vuota routine, Jean, un ragazzo depresso, lo sfrutta per i lavoretti “sporchi”, Bianca, la ragazza non vedente di cui è segretamente innamorato, rimette insieme i pezzi e placa l’animo tormentato.

 

Da subito è intuibile l’antitesi dei due personaggi Stalin e Bianca, a partire dai nomi: lui evoca uno storico dittatore, lei eterea, talmente pura che Barison marca la sua inconsapevolezza anche con la cecità. Stalin la protegge dal mondo, spesso si consola pensando “menomale che lei non può vederlo”, come quando passano davanti a una scritta infamante sul muro, o quando le piange davanti cercando di essere silenzioso: “mi guardavo intorno e piangevo e sentivo un vuoto allargarsi dentro. Cercavo di essere silenzioso, perché Bianca decifra i suoni”. Due mondi dentro, i loro.

 

Proprio in quel parco, scorrono le note di What a wonderful world, una canzone che accompagnerà i due nel loro viaggio, nella fuga da quel gesto di Stalin, quando ha aggredito il patrigno lasciandolo forse morto.

 

Così anche le parole di Louis Armstrong creano un ulteriore binomio contrastante, quello di un mondo meraviglioso in cui sognare e quello crudele e reale, dove fa freddo, non ci sono soldi e bisogna trovare un posto per dormire. Forse un po’ di “vera” realtà manca in tutta la storia, i due ragazzi vanno via senza che nessuno li cerchi, un uomo è quasi morto ma non se ne hanno notizie, non ci sono conseguenze. Nella bandella del romanzo si parla di un viaggio che sarà la loro occasione per diventare adulti, ma scappare dai problemi vuol dire crescere?

 

Dalla prima pagina viene dato il contesto entro il quale i personaggi si muovono: “Mi piacerebbe, non so, avere qualche certezza in più. Sapere che la mia vita prima o poi cambierà.” Un clima di incertezza tipica adolescenziale e poi la telecamera, strumento attraverso il quale Stalin filtra il mondo, “Un satellite personale, una finestra sull’assoluto”. Bianca non può vedere e il suo compagno sceglie quasi di nascondersi dietro l’obbiettivo, tiene una sorta di diario per immagini come se volesse fermarle oltre il tempo, oltre la cecità di Bianca.

 

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